MFR19 – Mese della Fotografia a Roma 2019
Collettiva di Nufosca, Città dell’Altra Economia, Roma 7-17 marzo 2019
Abitanti di un futuro passato
Negli anni Trenta il Governatorato di Roma risponde alla pressante domanda di alloggi per le famiglie sfrattate con la costruzione di case convenzionate ad alta densità abitativa nelle aree periferiche o semi periferiche della città.
I Palazzi Federici vengono realizzati dall’impresa Elia Federici su progetto di Mario De Renzi tra il 1931 e il 1937 in Viale XXI Aprile, negli stessi anni in cui, nelle immediate vicinanze, veniva avviata la costruzione di stampo razionalista del Palazzo delle poste di Mario Ridolfi e Mario Fagiolo.
De Renzi disegna un isolato urbano di 15.400 mq, di cui 5.800 coperti, con terrazzamenti, corti, portici, fontane e aiuole. Realizza una sorta di cittadella autosufficiente con 442 appartamenti di vario taglio, 70 negozi, autorimesse ed anche una sala cinematografica da 1600 posti, trasformata poi nel 1968 in supermercato.
La cifra stilistica del complesso risiede nei corpi scala, svettanti torri in ferro e vetro di forte e suggestiva impronta futurista; Marcello Piacentini in un articolo del 1932 apparso sulla rivista Architettura, commentando tra gli altri il progetto di De Renzi, scriveva:
“Mai come oggi s’è avverato nel campo dell’architettura quello che si suole chiamare l’esistenza di «due mondi»: il mondo vecchio, e il mondo nuovo”.
Gli abitanti dei Palazzi Federici sono stati, al pari degli attori di Una giornata particolare che lì Ettore Scola ha ambientato, protagonisti e comparse nella transizione tra questi due mondi.
Sono ora gli abitanti di un futuro passato.
Questo è il racconto di M., oggi ottantenne, trasferitasi dalla natìa Napoli a Bari per seguire il marito ingegnere e quindi arrivata nel 1968 a Roma ad abitare e vivere i Palazzi Federici.

Vedendo EF, tutti pensavano Ente Ferrovie. Dal lato della farmacia abitavano i dirigenti“

C’erano tanti negozi di artigiani che man mano sono andati via; era un piccolo borgo fornito di tutto“

Dopo il film è venuta tanta gente, anche americani“

Le macchine ci sono sempre state: avevamo una 850, poi una Simca e poi una macchina sportiva rossa.
Alla fine una 600 perché si parcheggiava meglio”

C’era il cassone in ogni cucina, qualcuno ancora lo ha, poi è arrivata l’acqua corrente.
Non abbiamo voluto cambiare i pavimenti, sembrano dei tappeti“

Hanno favorito la socializzazione, ci conosciamo un po’ tutti“