Corviale
Al “serpentone” sono stata la prima volta forse trent’anni fa, invitata da un mio compagno di scuola che abitava nel blocco retrostante, quello delle case basse.
In quegli anni non si parlava di periferie e nemmeno c’era la street art ad accendere i riflettori. Sul “chilometro”, altro appellativo di quei tempi, aleggiavano soltanto la paura nera e una serie di leggende metropolitane tra cui quella dell’architetto morto suicida per rimorso.
La geometria grigia e nuda dei corridoi non è cambiata da allora, ma l’atmosfera si è fatta più leggera e variopinta, come se l’aria fosse stata depurata dal filtro dalla dignità e del riscatto.














